Appello di alcuni assessori al bilancio per una riforma federalista dell’IMU

Il dibattito politico nazionale ha da qualche mese indicato come priorità di politica economica la ridefinizione dell’impostazione immobiliare sull’abitazione principale. Mentre – coerentemente con la funzione istituzionale che qui rappresentiamo – non ci esprimiamo sulla desiderabilità di tale priorità e prendiamo atto delle intenzioni del Governo, rivolgiamo però un appello affinché nell’attuazione di tale intervento di riforma si tenga nella dovuta considerazione l’opinione degli amministratori locali, nella fattispecie i responsabili politici della gestione economico-finanziaria dei Comuni. Pertanto chiediamo al Governo quanto segue.

1)      Sulla base delle nove ipotesi tracciate dal documento di lavoro messo a punto dal Ministero dell’Economia e Finanze nella prima metà di agosto, esprimiamo una forte preferenza verso l’Ipotesi 8, l’unica che combina la priorità politica sopra enunciata (ridefinizione dell’imposizione sulla prima casa, fino alla sua possibile completa abolizione) con una complessiva riforma, dal sapore federale,  dell’assetto della finanza pubblica locale. Chiediamo quindi che l’intervento del Governo si sostanzi nell’attribuzione di nuove risorse sul Fondo di Solidarietà Comunale per 2 miliardi, come previsto dall’Ipotesi 8, in modo da ridurre l’imposizione sulla prima abitazione e che si lasci ai Comuni la libertà di prevedere o meno l’introduzione di una Service Tax per il finanziamento della quota residua dell’originario gettito dell’IMU sull’abitazione principale.  Tale scelta, all’interno di un assetto che negli ultimi venti anni è diventato maggiormente centralista, avrebbe il pregio di re-introdurre elementi di vero federalismo fiscale nel nostro ordinamento. Ciascun Comune, nella sua autonomia, potrebbe decidere di utilizzare le nuove risorse e graduare il livello di prelievo della Service Tax in funzione della riduzione dell’IMU sulla prima casa, fino alla sua eventuale abolizione. In questo caso non si tratterebbe più di una mossa elettoralistica priva di costi per chi la mette in atto, perché gli elettori comunali potranno confrontare e valutare ciò che viene loro offerto in termini di servizi generali, tassazione dell’abitazione principale, tassazione sulle seconde case, e Service Tax.

2)      Esprimiamo in ogni caso una forte contrarietà ad ogni ipotesi di abolizione sic et simpliciter dell’IMU sulla prima casa. Occorre infatti essere consapevoli dell’effetto di tale intervento, se deciso a livello statale, sull’applicazione del principio fondamentale di responsabilità finanziaria a livello comunale. Questo dovrebbe legare il costo sostenuto da ogni cittadino per la fiscalità generale comunale (ovvero le entrate di Categoria 1: IMU, addizionale Irpef e, per chi ce l’ha, l’imposta di soggiorno) al valore pro-capite dei servizi pubblici comunali, per la parte non finanziata da proventi dei servizi e trasferimenti statali. Tale corrispondenza di valore, in proporzione crescente con le possibilità economiche del contribuente, è un presupposto della democrazia locale (accountability) ed è anche una condizione di equità.

3) Chiediamo che la Service Tax abbia le seguenti caratteristiche:

  1. sia applicata ai conduttori degli immobili, siano essi proprietari o meno dell’immobile, in modo che anch’essi concorrano al finanziamento dei servizi indivisibili offerti dai Comuni;
  2. abbia  basi imponibili e aliquote interamente sotto il controllo dei Comuni, al fine di massimizzare il principio della responsabilità fiscale;
  3. non riguardi la componente TARES-RIFIUTI, che risponde a logiche e presupposti diversi, anche in relazione a obblighi comunitari e per la quale sarebbe sufficiente prevedere, come giustamente suggerisce il documento del Ministero, una maggiore flessibilità, a livello locale, rispetto a quanto previsto dal DPR 158/99;
  4. la componente TARES-SERVIZI INDIVISIBILI andrebbe abolita per il 2013 e potrebbe essere ampiamente migliorata, come nuova Service Tax, per consentire la definizione della base imponibile secondo criteri più adeguati dei metri quadri, ad esempio, la rendita o il valore degli immobili, e tenendo conto dei componenti del nucleo familiare. Anche in questo caso é auspicabile lasciare maggiore autonomia ai singoli Comuni.

4) Concordiamo con quanto suggerito nel documento ministeriale (p.15 e p.102) laddove si prevede di garantire ai Comuni un grado di autonomia fiscale confrontabile con quella attuale. Ciò vorrebbe dire, stando ai dati forniti dal Ministero, una leva complessiva potenziale di 3,9 miliardi di euro (essendo il gettito IMU prima abitazione potenziale pari a 5,9 miliardi, di cui 2 sarebbero compensati dai trasferimenti del Fondo di solidarietà da parte dello Stato). Questa leva potrebbe essere ripartita fra prima abitazione e Service Tax, a discrezione dei Comuni.

5) Chiediamo che la ripartizione tra i Comuni dei nuovi fondi messi a disposizione (circa 2  miliardi) sia equa. Il meccanismo di riparto in assoluto più coerente con la finalità della norma (detassare la prima abitazione di proprietà) é quello che assume a riferimento il gettito IMU 2012, calcolato ad aliquota base. A questo criterio dovrebbe anche fare riferimento il riparto di risorse fra i Comuni, nell’Ipotesi 9, qualora essa sia assunta come riferimento per il 2013, come fase transitoria per introdurre a regime l’Ipotesi 8, dal 2014. Nell’ipotesi 9, infatti, ripartire la cancellazione dell’acconto sospeso a giugno sulla base del gettito IMU ad aliquote 2012, premierebbe i Comuni che già dal 2012 hanno fatto ricorso ad inasprimenti della tassazione prima abitazione e creerebbe una disparità di trattamento poco giustificabile, secondo i principi di equità orizzontale, più volte giustamente richiamati dal documento ministeriale, tra i Comuni.

6) Chiediamo che venga realizzato anche un altro aspetto previsto nell’ Ipotesi 8, vale a dire  riportare a tassazione IRPEF il reddito figurativo degli immobili sfitti a disposizione, eliminando una discriminazione con gli immobili locati, e di destinare le risorse a finanziare la deducibilità almeno parziale dell’IMU dal reddito di impresa e di lavoro autonomo.

7) Come più volte sottolineato anche nel documento ministeriale, auspichiamo che venga al più presto avviata, in collaborazione con i Comuni, la riforma del Catasto, requisito essenziale per rendere più equa l’IMU e la nuova Service Tax.

In conclusione, riteniamo che questa nuova, ennesima, difficile fase del rapporto tra finanza pubblica centrale e locale possa essere un’occasione per iniettare nel nostro sistema almeno un po’ di quel federalismo che ci è stato promesso da vent’anni e che invece si risolve soltanto in successive, e confuse, ondate di nuovo centralismo. Tutto questo sarà possibile solo se il Governo, pur nei tempi estremamente ristretti che caratterizzano questo intervento, vorrà aprirsi il più possibile al confronto con chi quotidianamente sul campo affronta le emergenze della crisi e i costi (la cui enormità è spesso sottovalutata) dell’incertezza normativa e della difficoltà a progettare, realizzare e condurre in porto le riforme profonde che la finanza pubblica di questo Paese necessita da molto tempo.

Silvia Giannini (Comune di Bologna)

Luigi Marattin (Comune di Ferrara)

Alessandro Petretto (Comune di Firenze)

Francesco Miceli (Comune di Genova)

Emanuela Briccolani (Comune di Forlì)

Antonino Costantino (Comune di Lamezia Terme)

Paolo Panteghini (Comune di Brescia)

Marcello Degni (Comune di Rieti)

Fabio Fiorillo (Comune di Ancona)

Luciano Abbonato (Comune di Palermo)

Giuseppe Girlando (Comune di Catania)

Salvatore Palma (Comune di Napoli)

Valter Nebbiai (Comune di Livorno)

Rocco Lisi (Comune di Foggia)